Si racconta che quando ancora i tre Dei capostipiti vivevano insieme nelle terre di Senibeth, quando cioè Oraldrane grazie a Fuoco si era unita alla divina famiglia, i cinque figli di Asel avessero voluto immortalare la storia delle origini degli Dei. Crearono una piccola sfera, del tutto simile ad una gemma. Era trasparente, come fosse d'acqua, lucente come se il Sole stesso le brillasse dentro ed era dura e resistente come se di roccia fossero le sue pareti. Successivamente convinsero i tre capostipidi ad impirgionare dentro essa un po' della propria energia, in modo che ognuno di loro divenisse parte di quel gioiello. Le tre energie correvano nella sfera, mescolandosi e facendola brillare di infiniti colori. Fu Fuoco poi, ricordando i racconti del padre, e quelli delle altre due dee, a pensare d'imprigionare in tre poli distinti le tre energie, e così con il proprio potere creò delle pareti interne alla sfera. La restante parte delle tre energie, grazie al disegno che le pareti formavano, rimasero imprigionate nel cuore della composizione, continuando a mischiarsi fra loro. Questo divenne il simbolo delle tre divinità separate che ritornavano a fondersi insieme. Ecco come doveva apparire quella creazione:
Il polo blu conteneva l'energia di Asel e quello giallo di Senibeth. Nel rosso invece vi era l'energia di Oraldrane. Grande fu la meraviglia dei popoli quando gli Dei decisero che il gioiello dovesse essere tenuto da colui che fra i mortali avesse meritato la stima degli Dei. Questi lo avrebbe vinto e tenuto fino alla ricongiunzione con essi. E pare che chi lo avesse con sè, ricevesse poteri e capacità sconosciuti a qualunque mortale. Fu questa una causa del ridursi della malvagità fra le razze. Tutti desideravano possedere quel gioiello, così tutti cercavano di farsi amare e rispettare dagli Dei. Fu creata quella che oggi chiameremmo una catenina, cui fu appesa la sfera, affinchè il mortale migliore potesse portare il proprio trofeo al collo e potesse essere esempio per tutti gli alri.
Ma con il tradimento di Asel, la sfera cambiò. Essa perse la sua lucentezza nella metà in cui era custodita l'energia di Oraldrane ed in parte ove vi era l'energia di Asel. Era questo il modo della sfera, che ormai aveva vita propria, di rappresentare il bene ed il male. Oraldrane dea malvagia, dimorava nella parte oscura dell'universo, così come la propria energia nella sfera, mentre Asel e Senieth, occupavano la parte luminosa. L'oscurità avvolse anche una parte dell'energia di Asel e questo stava in parte a rappresentare il tradimento, ed in parte rappresentava Razdin, la cui energia deriva da Asel ed Oraldrane. Ed ecco come diventò:
Negli anni bui che precedettero l'ira di Asel, il ciondolo non venne più dato in dono, ma fu oggetto di grandi massacri fra i mortali. Chi lo desiderava, non doveva fare altro che prenderselo rubandolo al momentaneo possessore anche uccidendolo se fosse stato necessario. E così la sfera non era più possesso del più caro agli dei, ma del mortale più crudele e spietato. Si crearono dei gruppi fra di loro, veri e propri eserciti governati dal più forte, che aspiravano ad avere il gioiello al collo del proprio capo.
Ma quando Asel tenne prigionieri tutti i mortali (anche le bestie oscure) nella propria energia, essi si scontrarono fra loro, il singolo contro tutti gli altri e la sfera passava di mano in mano, di mortale in mortale, dando e togliendo i poteri rispettivamente al nuovo ed al vecchio possessore. Fin quando tutti furono scagliati sul nuovo mondo, insieme al gioiello, che nessuno, durante la caduta riuscì ad afferrare e così del ciondolo si perse ogni traccia.
A quelle parole, Asel guardò ciò che stava accadendo fra i mortali e si rese conto di essere stato tradito anche dai figli. A nulla valsero le richieste di perdono che questi ultimi addussero, unì la propria energia vitale e sprigionò una forza improvvisa e devastante. Un boato assordante invase l’infinito e tutti gli esseri mortali buoni e malvagi vennero scagliati in un’unica parte dell’universo. A questo punto la sua collera si diresse contro i suoi figli: Fuoco e Contesa per aver tramato contro di lui e tutti gli altri rei di aver preferito gli esseri mortali alla salvezza della loro dimora e dei loro stessi genitori.
Li imprigionò in una sfera, del tutto simile al sole, al cui centro scagliò Fuoco, sopra di lui Terra ed attorno Acqua circondandoli con Aria. In questa sfera parte su Terra, parte in Acqua scaraventò tutte le creature mortali che fino a quel momento aveva tenute prigioniere della sua energia. Infine circondò la sfera con Armonia e Contesa, le sue due primogenite obbligandole ad una lotta eterna. E quando la lotta era in perfetta parità, intorno ai mortali ci sarebbe stata la calma e la tranquillità, ma quando Contesa aveva la meglio su Armonia sarebbe entrata in contatto con uno dei fratelllastri e questi avrebbe perso la propria stabilità, impazzendo per un periodo di tempo e creando disastri ed uccidendo molti esseri mortali a loro cari. Se invece Contesa fosse entrata in contatto con questi ultimi, sarebbe scoppiata una guerra, causa comunque di morte e distruzione.
Inoltre ognuno dei suoi figli avrebbe potuto dalla sfera ammirare la luce del sole e della luna e delle stelle, in ricordo dei tempi di gioia e felicità che avevano vissuto nell’infinito. E per aumentare la sofferenza dei figli creò la vecchiaia, che avrebbe segnato sul fisico delle creature mortali il passare del tempo, rendendole sempre più deboli ed indifese. In questo modo essi avrebbero vissuto il passare del tempo con sdegno, rassegnazione e tristezza, attendendo la propia morte inesorabile. Questa la punizione più dura verso i suoi figli che avrebbero visto i mortali soffrire per causa loro.
Infine andò alla ricerca di Oraldrane e Razdin ed un feroce scontro si ebbe fra Asel ed il figlio di suo figlio. Bagliori più luminosi del Sole squarciavano l’Infinito, e fragorosi boati si udivano echeggiare da ogni parte. Numerose Stelle si creavano ad ogni colpo ma spigionandosi ad enorme velocità piombavano sul nuovo mondo che Asel aveva creato. Da esse nuovi esseri si generavano, dando vita alla razza umana.
Poi l'equilibrata lotta ebbe fine, i due Dei si ritirarono nelle proprie dimore. Asel divenne il re della luce, e dimora nel luogo ove Senibeth è stata generata, e dove la luce del Sole e della Luna illuminano il giorno e la notte. E Senibeth riscoprendo nel suo consorte l’amore che gli aveva portato a prometterle eterna fedeltà, mai più rancore provò nei suoi confronti ed ancora dimora con lui ed al suo fianco regna nella luce.
Razdin invece dimora nell’oscurità, ove era divenuto il re delle bestie oscure. Lì regna insieme alla madre di sua madre della quale è divenuto consorte. In questa parte di universo vige l’odio e la scelleratezza, ed anche i sentimenti che uniscono i due immortali sono impuri.
E spesso è posssibile vedere gli dei lottare fra loro, quando bagliori di luce intensa squarciano il cielo e nubi di fumo nero lo ricoprono e rombi assordanti si odono. Ed in queste situazioni si può vedere Armonia piangere lacrime amare, Aria correre impazzito per il mondo, Acqua gorgogliare e spumeggiare in un grigiore pallido e smunto e Terra diventare fredda ed incolore. Questo il modo dei quattro figli di Asel di esternare la propria sofferenza.
Fuoco invece non soffre. Distaccato e lontano da simili problemi. Solo quando Contesa entra in contatto con lui, facendogli perdere la propria stabilità, lo si può vedere sgorgare dagli abissi, sotto Terra e sputare la sua rabbia attraverso fiamme incandescenti, boati assordanti, fumo e cenere.
Fu così che Oraldrane ed il resto della sua famiglia tornarono di fronte ad Asel, mostrandogli il Dio nato dall’unione di Fuoco e Contesa. Asel divenne furibondo, in parte per aver scoperto che suo Figlio aveva osato tornare dalla Dea che la sua conscorte aveva maledetto e scacciato, in parte per aver scoperto dell’esistenza di una figlia avuta con Oraldrane, segno indelebile del suo tradimento.
Il timore, che i rapporti, già molto tesi, con Senibeth peggiorassero irreparabilmente, crebbe in lui in modo smisurato e così Oraldrane venne scacciata dalla dimora di Asel per la seconda volta; la cocente sconfitta riempì il suo cuore di odio e maledisse tutti gli Dei appartenenti a quelle terre. Sui confini del luogo ove aveva sognato di vivere ed essere regina giurò di vendicarsi: se Asel era il re dei mortali creati da quattro dei figli leggittimi, Razdin sarebbe diventato il re di tutte le creature scacciate da quella reggia dorata, ed un giorno avrebbe mosso una grande guerra, contro Asel stesso e tutti gli abitanti di quelle terre, che una volta vinta, le avrebbe permesso di regnare in quei luoghi, insieme ai propri familiari, tra i quali ormai era annoverato anche Fuoco, ed all’esercito cui suo nipote era a capo.
Essa fu udita dagli altri quattro figli di Asel, che sarebbero andati a raccontare tutto ai propri genitori, se Fuoco, ancora carico d’odio per essere stato ripudiato, non li avesse minacciati di distruggere tutti i mortali, se il Dio fosse venuto a conoscenza della vendetta, facendo andare perdute le molteplici nuove specie generatesi nel tempo.
Fu quello un periodo oscuro, Asel e Senibeth non si curavano dei mortali, occupati a risolvere i propri problemi e convinti che i figli erano ben in grado di gestirli. Invece i quattro Dei per paura di accrescere l’esercito nemico non eliminavano più i malvagi e così il male prese piede fra i popoli. Iniziarono odio e conflitti ed essi impararono ad uccidersi, e pur non volendo, il comportamento dei figli di Asel non fece altro che accrescere il tanto temuto esercito oscuro.
Oraldrane e gli altri invece si erano rifugiati in un posto diverso da dove avevano dimorato in precedenza. Era questo un luogo dell’infinito ove la luce del Sole non riusciva ad arrivare. E qui Razdin accrebbe il suo potere, lottando contro le bestie oscure e divenendone il capo. Fu allora che Contesa e Fuoco, impazienti di vendicarsi, andarono a lanciare la sfida ad Asel. Gli intimarono di lasciare quelle terre perchè ormai la sua autorità nell’infinito non contava più nulla. Persino i suoi figli lo avevano tradito, non dicendogli cosa stava accadendo e presto Razdin sarebbe arrivato prendendosi ciò che gli spettava di dirittto.
Narra la legenda che il giorno in cui gli Dei riuscirono a liberarsi, Armonia gridò di dolore e pianse, per i tempi bui che avrebbero avvolto il mondo. Nuove guerre, nuovi scontri, nuovi odi, avrebbero portato orrori e morte fra le genti, senza proclamare alcun vincitore. I capricci dei suoi fratelli avrebbero cosparso il mondo del sangue dei mortali, conseguenza di quell'equilibrio perfetto che non avrebbe consentito a nessuno di primeggiare.
Così avvenne; tempi bui avvolsero il mondo, che divenne scenario di feroci battaglie, odi e vendette; ancora una volta i mortali sotto la guida scellerata dei suoi fratelli si massacravano in nome della cupidigia, del dominio e della supremazia; ancora una volta il perduto ciondolo, simbolo di gioia e prosperità, tornava ad essere oggetto di perversi desideri di potere. I quattro predestinati, degni occhi e braccia dei genitori, non risparmiavano nulla, sacrificavano, in nome del proprio padre, ogni essere gli si parasse davanti, fino a quella che sarebbe stata ricordata come l'ultima battaglia: "La battaglia di Rorion".
Poteva essere la fine di tutto, avrebbero potuto scatenarsi i venti, eruttare i vulcani, abbattersi i maremoti ed avrebbe potuto tremare la terra tutta squarciandosi e mostrando le proprie viscere. Tutto questo non accadde. Gli dei si ritirarono ed i predestinati scomparvero dietro di loro. Il ciondolo non era stato trovato ed i condottieri compresero l'inutilità di continuare lo sterminio del proprio esercito.
Ad Armonia questo non poteva bastare. Non intervenire, significava lasciare i mortali in balia dei suoi fratelli e le sorti del perduto ciondolo a colui che lo avesse trovato per primo. Si rese conto che lei soltanto avrebbe potuto controllare i quattro fuggiaschi. Implorò il padre, ed un dolce canto di preghiera si levò dal luogo ove Armonia era imprigionata fino alle dimore di Asel e Senibeth.
I due udirono il canto e commossi dalla supplica, che la propria primogenita in sì dolce modo rivolgeva loro, decisero di accontentarla. Colsero le gocce di rugiada sui grandi alberi nella foresta del sud, la luce della stella che durante la notte più di tutte illumina il cielo e che al tramonto è la prima a mostrarsi all'orizzonte, la spuma del mare Speranza e l'essenza di uno spirito buono nelle viscere della terra. Diedero così vita alla fanciulla figlia di Armonia, Meleth il suo nome, dalla pelle candida, gli occhi ed i capelli inondati da riflessi variopinti ed aggraziati.
Fu mandata sull'isola della perdizione, il suo compito riportare la pace tra le genti ed operare affinché i quattro dei ed i loro figli evitassero di portare nuovamente il mondo sull'orlo della distruzione. Meleth, come gli altri predestinati, poteva invocare Armonia e portarla sulla terra, ed era anch'essa occhi e braccia della madre.
Quello di cui nessuno si accorse è che il canto di Armonia si diffuse nell'infinito e fu udito anche da Razdin ed Oraldrane, i quali non potevano permettere che il mondo vivesse in armonia sotto l'aura benefica di Meleth e così venne alla luce Avad, creata con gocce di quel sangue sparso sulla terra durante le guerre, parte delle oscure nuvole che nascondono la luce delle stelle, la spuma del mare che lambisce con le sue terribili onde la Barriera di Razdin e l'essenza di uno spirito malvagio nelle viscere della terra. Avad era una fanciulla tanto bella quanto spietata, dal sorriso infido e lo sguardo impenetrabile. Occhi e braccia della madre Discordia, il suo unico scopo era ostacolare Meleth e creare motivi d'astio e lite tra i fratelli ed i predestinati.
Così a differenza di quanto successo fino ad allora, il mondo apparentemente in pace nascondeva invidie, tradimenti e meschinità. Le guerre e le catastrofi divennero lo sfogo di tali tensioni, che Avad provvedeva ad alimentare mentre Meleth ad affievolire. Alleanze nascevano ed altrettante morivano fra i popoli mortali, manovrati dagli dei con l'unico fine di ritrovare il perduto ciondolo, la sola forza sulla terra capace di spezzare l'equilibrio assoluto che c'era tra i sei.
Rabbiosa per essere stata scacciata e per non essere riuscita a strappare Asel a Senibeth, Oraldrane tornò nei luoghi dove aveva vissuto fino all’incontro con Fuoco, non del tutto sconfitta. Infatti dalla sua unione con Asel, si generò Contesa, una nuova Dea immortale, che Oraldrane allevò con un solo scopo: tornare da Asel a rivendicare un posto nella sua dimora.
E fu così che per rafforzare il suo legame con il Dio, maturò nella mente un nuovo oscuro pensiero, che alimentò la sua bramosìa e la sua scelleratezza. Infatti pensò che ancor più forte sarebbe stata la sua rivendicazione se al vincolo di una figlia, avesse aggiunto quello di un nipote. Del resto i figli che Senibeth aveva dato ad Asel, erano stati in grado di generare soltanto degli insignificanti esseri mortali, e cosa potevano mai essere quelle creature, rispetto ad un nipote immortale? Ad una nuova divinità figlia dei suoi figli?
Immedietamente designò anche il prescelto: Fuoco. Sarebbero infatti stati fedeli alleati di Oraldrane, lo spirito ribelle e distaccato che Fuoco aveva nei confronti della Famiglia di origine, nonchè il risentimento che la madre provava nei confronti del figlio. Non le sarebbe stato difficile metterlo contro la famiglia. L’unione fra Contesa e Fuoco avrebbe dato alla luce una nuova divinità, di fronte alla quale Asel non avrebbe potuto venir meno ai suoi obblighi.
Fu così che tornò di nascosto ai margini della dimora di Asel e ritrovato Fuoco lo convinse che quella famiglia non aveva nulla da offrirgli. Governare gli esseri mortali era certo una magra consolazione, rispetto all’avere una famiglia esattamente come quella del padre. Sua figlia era ansiosa di conoscerlo, e non essendo meno affascinante della madre, avrebbe certamente incontrato l’approvazione di Fuoco. Inoltre Senibeth serbava rancore nei suoi confronti, perchè lui era stato la causa del tradimento di Asel. Queste le argomentazioni che portò Oraldrane e che con molta facilità conquistarono il cuore tormentato di Fuoco.
Quest’ultimo e Contesa si conobbero, ed esattamente come aveva previsto la madre si unirono come tempo prima avevano fatto Asel e Senibeth. E da questa relazione, che tutti gli altri Dei ignoravano, nacque Razdin, un nuovo Dio maschio.
Hai trovato la pergamena, e l'hai trovata perchè io l'ho messa sulla tua strada... Illuso, credevi di poter salvare la tua bambina senza pagare un prezzo? Non puoi cambiare la natura senza darle nulla in cambio. Mio caro Admius, la piccola è stata salvata dalla magia nera, il nettare vitale presente nel corpo del gemello maschio è stato condiviso fra entrambi facendo tornare in vita, almeno in apparenza, l'altra neonata. Gioisci della tua stoltezza, povero illuso, gioisci allo scuro di quali siano le conseguenze delle tue scelte. L'ignoranza spesso è un bene prezioso, Admius, ci aiuta a sopravvivere nella gioia.
Ti accorgerai presto, di quanto scellerata sia stata la tua azione, non appena troverai il pezzo che manca dalla pergamena usata oggi. L'incantesimo che hai compiuto, all'insaputa di tutti, eccetto il re ed i tuoi collaboratori più fidati, ha fatto sì che i nuovi nati dipendano l'uno dall'altro. Morto uno, l'altro ovunque sia, morià con lui, perchè il nettare vitale che li tiene in vita è uno solo, e se si disperde, abbandona entrambi.
Ridi, brinda, festeggia in un giorno di gloria la tua prossima miseria. I gemelli ormai sono figli del male. Sono figli dell'oscurità, quella stessa oscurità che ha ridato la vita alla piccola Talia. La malvagità si è ormai impossessata di loro, e nessuno potrà mai esorcizzarla. I due ignari fanciulli vorranno avere una vita propria, ma giorno dopo giorno prenderanno sempre più coscienza che la morte dell'uno implicherà quella dell'altro e si odieranno in virtù della malvagità della quale caritatevolmente gli hai fatto dono. Senza contare che entrambi si sentiranno defraudati dall'altro perchè sentiranno la condivisione della propria anima. Altro dono caritatevolmente da te concessogli. Vivranno, combattutti, la propria triste esistenza desiderando la morte dell'altro, ma costretti a difendersi reciprocamente per istinto.
Questo è il prezzo da pagare! Due figli malvagi, in cambio di uno solo figlio buono. Il tuo unico figlio Astralis sarebbe stato, per te ed Eleonor, ragione di vanto, vi avrebbe amati e rispettati, seguiti e onorati; avreste compensato il dolore per la perdita della piccola Talia, con la gioia che ti avrebbe procurato il figlio superstite. Invece l'egoismo tuo e della tua consorte vi ha resi schiavi dell'onnipotenza, e ti ha portato a eseguire l'incantesimo scritto su quella pergamena, e così i tuoi figli saranno solo portatori di odio e discordia.
Tutti parleranno di loro, come di persone malvagie, parleranno della tua casata come di colei che ha portato via la pace dalla città di Aselia.
Io avrei dovuto diventare consigliere di corte, io ero promesso in sposo ad Eleonor, io avrei dovuto avere da lei la mia progenie; tu mi hai defraudato di tutto questo; ecco perchè, quest'oggi, ti ho portato via entrambi gli eredi: questa la mia vendetta!
Leanor
Dopo aver lasciato le terre ove si erano generati, le gesta dei quattro iniziarono a precederli e così molti si schierarono al seguito dell'uno o dell'altro, accrescendone le schiere. Fu quando i quattro eserciti raggiunsero i colli dei Demoni che i condottieri vennero a scontrarsi. Tempi bui, di lotte senza fine in un equilibrio assoluto; nessuno riusciva ad avere la meglio né tanto meno a trovare il perduto ciondolo che avrebbe potuto far pendere le sorti della guerra verso una delle quattro fazioni.
Le leggende indicavano un punto centrale dell'isola ove il ciondolo era caduto quando Asel scaraventò i mortali sulla terra, ed i quattro ritenevano che fra quei colli, nei pressi di Rorion, all'epoca una fiorente città fra le montagne, esso giacesse celato alla vista.
Fu nuovamente in un giorno senza sole, centinaia di anni dopo la prima apparizione, quando gli Dei tornarono a mostrarsi ai figli ma questa volta non accadde in quattro luoghi distanti fra loro, ma nella città ove si erano scontrati tra il sangue ed i caduti di quella che fu ricordata come la "La grande battaglia di Rorion". Ognuno dei quattro scoprì di non essere il solo predestinato, ma che altri tre erano venuti alla luce insieme con lui. Smisero di combattere consci che senza l'ausilio del ciondolo la guerra si sarebbe protratta all'infinito, ognuno si ritirò con ciò che restava delle proprie schiere, dei Predestinati non si seppe più nulla e di Rorion rimasero solo le rovine ove oggi i pellegrini si fermano a riposare quando attrversano le montagne.
Furono i discendenti dei pochi discepoli rimasti che, molti anni dopo quella battaglia, riapparvero per divulgare il culto del dio che veneravano. Furono costruiti templi, scuole d'armi e di magia, ispirati alle arti ed alle dottrine dei capostipiti, ma i quattro furono ricordati soltanto dalle storie che costoro tramandavano.
Voci, sempre più flebili, sostenevano che i Predestinati, coloro che avevano mandato i propri seguaci a divulgare i culti di Aria, Acqua, Terra e Fuoco si erano confusi tra le genti comuni e, spostandosi continuamente, apparivano per compiere qualcosa che li avrebbe avvicinati al ciondolo scomparendo nuovamente appena compiuti i propri piani. Non possono morire, non possono lottare tra loro, ma possono far lottare altri per loro, sempre in contatto con il proprio padre che hanno facoltà di evocare dalla sfera materializzandolo sul piano terrestre.
Ancora oggi quando il vento ulula nel buio, quando la pioggia è fitta ed incessante, quando dalle viscere della terra si odono rombi, quando il mare solleva le proprie onde al cielo la gente pensa che i quattro Predestinati si siano nuovamente uno di fronte all'altro ed insieme ai loro padri si stiano dando battaglia, per concludere quel che a Rorion era rimasto in sospeso.
La collera di Oraldrane cresceva sempre di più, e così convinse Fuoco ad accompagnarla dalla sua famiglia, covando in cuor suo la malsana idea di spodestare Senibeth dal cuore di Asel. Disse al proprio ospite che era giusto che tutti gli esseri immortali vivessero insieme, anche perchè il loro potere sarebbe stato maggiore, con conseguente aumento di benessere per tutti, anche per gli esseri mortali, e gli fece notare che sbagliava a non considerare quelle creature. Infatti lui aveva sempre cercato di primegiare sui suoi fratelli, generati prima, e quindi inevitabilmente più forti. Avrebbe dovuto governare i mortali, più deboli e certamente più malleabili e creare un proprio regno, all’interno di quello del padre, e perchè no, magari migliore.
Fu tale l’abilità della Dea, che Fuoco senza alcun dubbio nella mente, condusse Oraldrane presso la propria famiglia, ed i due consorti erano così felici di rivedere il proprio figliolo, che credevano ormai partito per sempre, di nuovo a casa, da essere infinitamente grati alla sconosciuta per averglielo riportato.
Oraldrane restò a vivere con loro, e le cose per un periodo andarono molto bene, in piena gioia e benessere. Anche gli esseri mortali, parevano risentire positivamente di questa nuova situazione, perchè il numero di esseri malvagi diminuiva sempre di più. L’arrivo della dea portò nuove forme di vita fra i mortali, anche Asel e Senibeth cominciarono ad idearne di nuove e mescolando i propri poteri nacquero le più svariate razze di bipedi, quadrupedi , volatili e di pesci, tutte quelle che oggi possiamo ammirare. Ed il mondo mortale si popolò di esseri sempre più vari e molteplici.
Ma la felicità della comunità era minata dall’invidia che la nuova arrivata provava nei confronti di Senibeth, si continuava a ritenere defraudata dal caso, una sorta di ingiustizia nei suoi confronti che aveva dato tutto all’altra invece che a lei.
Inoltre si era resa conto che il legame che teneva unito Asel alla sua consorte, diveniva sempre più debole. Infatti il Dio era stato spinto a prometterle eterna fedeltà anche perchè riteneva che nessun altro essere esistesse nell’Infinito. A poco a poco Oraldrane notava le attenzioni di Asel spostarsi sempre più verso di lei e realizzò di non essere indifferente al Dio. Iniziò a corteggiarlo in modo molto sottile ma insistente, fin quando Asel di nascosto dalla consorte venne meno alla promessa fattale e la tradì.
Ma Senibeth non era cieca, si era resa conto di come Asel avesse cambiato atteggiamento nei confronti di entrambe, quel giorno seguì la coppia e davanti ai suoi occhi si compì il tradimento. La sua furia fu devastante, molti dei mortali restarono uccisi, altri orribilmente mutilati e nella parte di Infinito ove regnavano le bestie oscure nuovi esseri malvagi nacquero ed altri più terribili scaturirono da quelli già nati.
Oraldrane venne cacciata con disprezzo da quello stesso luogo ove tempo addietro era stata accolta con immensa gratitudine, e Senibeth iniziò a covare del risentimento anche nei confronti di Fuoco, causa dell’arrivo di quella Dea. Anche fra i due consorti non fu più come prima, il rancore regnava dove prima di quel giorno trovava posto solo l’amore.
Esiste un luogo ove le tenebre sono perenni, ove la terra è solcata da lingue di fiamme, unica fonte di luce, ove regna il male eterno, e le creature ch'ivi risiedono sono governate dalla malvagità; c'è chi crede che Razdin stesso vi dimori e muova le fila di orridi e meschini piani.
Pochi hanno osato esplorare quelle terre, ancora meno sono tornati da quei viaggi e raramente costoro sono riusciti a non portatare a vita i segni di questa esperienza. Poichè grande è il male presente in quelle terre e troppo debole la mente ed il cuore delle genti mortali, siano esse di qual si voglia razza o lignaggio.
Al dilà dei colli dei demoni, superata la foresta di Hiriel si estendono le lande desolate dette "Terre di Oraldrane", che alla dea omonima i saggi, avi delle nostre genti, una volta conosciuta la natura infima e scellerata di color che le abitano, decisero di dedicare.
Quivi si trova una galleria, scavata nelle montagne, una cava lunga e profonda, costruita forse dal tempo, forse da esseri che spaventano solo ad essere immaginati. Costoro vengono chiamati comunemente demoni, ed attraverso questo passaggio, arrivano nei luoghi descritti all'inizio di questo brano. Poco si sa di loro, c'è chi pensa si siano generati nelle viscere della terra, milioni di secoli fa, e con il tempo si siano fatti strada fra le rocce scavando con gli artigli e con i denti. Altri ritengono i demoni, esseri malvagi vissuti sull'isola nel tempo del Cahos, e fuggiti in quei luoghi per salvarsi dall'esercito di Devius. Giunti che furono in quelle che oggi chiamiamo appunto Terre di Oraldrane, trovarono il passaggio arrivando ove quest'ultimo porta e di quando in quando, escono a seminare morte e distruzione.
Pochi anni orsono, venne trovato quel giovine, Mornfaer, il cui significato nell'antica lingua è Spettro Nero, ai margini della foresta di Senibeth, immemore del passato e del perchè lì si trovasse, svenuto e gravemente ferito. Alcun ricordo, apparte il suo nome, conservava con sè bensì una gran forza, fuori del comune, pari solo alla sua destrezza ed alla sua intelligenza e particolari vesti ed armi, non comuni fra i popoli della piana. Grandi consensi trovò fra il popolo, e raramente sbagliava nelle scelte che faceva. Sebbene poche fatiche mostrasse il suo aspetto, le sue conoscenze e le sue abilità guerriere, facevano presupporre che molti inverni avevano veduto i suoi occhi.
I signori delle scienze restavano sbalorditi nel sentirlo parlare, esattamente come i signori della guerra nel vederlo combattere, e presto le sue gesta giunsero al cospetto del re, il quale indisse un torneo straordinario, proprio come quello che ogni cinque anni, in onore di Asel, vede in lotta tutti i paladini della Piana. In questo torneo, accezionalmente fu amesso lo straniero, ed altrettanto eccezionalmente i guerrieri scesero in lizza sul finire dell'autunno. E Mornfaer sconfisse il più forte tra tutti, colui che in Côl (Oro) muta il proprio nome, diventando capitano della guardia reale e prima scorta del re quando esce da palazzo. Lo straniero prese il suo posto e Côl divene un suo subalterno. Chi era dunque questo Mornfaer? completamente all'oscuro delle dottrine Aseliche, solo in se stesso riconosceva l'unico essere cui sentisse il bisogno di dare devozione.
Ora forse siamo giunti alla verità. Pare essere stato allevato dai demoni, ed un demone donna aveva al suo fianco prima di fuggire per sempre da quel mondo. Ed ora essi lo cercano, desiderano ritrovarlo più di qualsiasi altra cosa. Già sono state avvistate strane sagome sui colli di Rorion, del tutto somiglianti alle raffigurazioni che in passato sono state fatte di queste creature. Il re non crede a certe dicerie e continua a tenerlo al proprio fianco. Ma perchè questi esseri vogliono riaverlo fra loro? E' per la sua importanza? o forse vogliono soltanto vendicarsi per aver osato fuggire?
Mille anni ed altri mille passarono da quando i mortali furono imprigionati nella sfera. Poi mille anni ancora allorchè anche i più lievi echi di quella vicenda si dispersero nel vento per sempre. Mille anni di silenzio successero a quelli già passati e quando fu il momento accadde ciò che era scritto nel destino del mondo, ciò che ormai nessuno più ricordava.
In una notte senza luna, nel momento in cui i quattro pianeti giacevano su un'unica linea vi fu la sola possibilità per quattro dei figli di Asel di fuggire dalla prigione entro cui il padre li aveva rinchiusi. "Quattro gli Dei che fuggiranno, come quattro sono i pianeti che si possono ammirare dall'isola, e quattro i punti cardinali ove i quattro pargoli verranno alla luce." Questa la profezia e questo si compì.
A nord, allevato dalla stirpe dei cacciatori dei ghiacci con occhi trasparenti come l'acqua congelata, che faceva da sfondo ai luoghi, ove essi si erano dischiusi, sui monti Zatha, la catena più alta di tutta l'sola, nacque Gwelu, così vicino al cielo che imprigionava il suo vero padre: Aria. Portato sulla cima più alta da una stella, Gwelu era il primo dei quattro Predestinati.
Ad ovest nelle lande desolate, allevato dalla stirpe dei demoni, prese vita Naur, capelli neri come il carbone dal quale sorgeva, nelle viscere della terra vicino al fiume di lava che occludeva la libertà al suo vero padre: Fuoco. Portato in uno dei sotterranei cunicoli, ove i demoni dimorano, da uno dei fantasmi che abitano quei luoghi oscuri, Naur era il secondo dei quattro Predestinati.
A sud, allevato dalla stirpe degli elfi silvani, prese vita Amar, dalla pelle bruna come i tronchi secolari, che formano i boschi di Amanda, dai quali prendeva la sua linfa vitale, nascosto fra i cespugli intricati del sottobosco, manto del suo vero padre: Terra. Adagiado sui rami della pianta più rigogliosa da una goccia di rugiada, Amar era il terzo dei quattro Predestinati.
Ad est sulle sponde del mare, allevato dalla stirpe dei pescatori delle gole, prese vita Nen, dalle unghie bianche come la spuma che dipinge i lidi accarezzati dalle onde, mani del suo vero padre: Acqua. Portato in uno fra i più arcani golfi del mare Speranza dalla brezza marina, Nen era l'ultimo dei quattro Predestinati.
I bambini divennero fanciulli, poi adulti, al sicuro e celati tra le genti della stirpe cui erano affidati. Crebbero fino a che il tempo per loro si fermò per sempre, nel momento stesso in cui i loro padri finalmente dissero addio per sempre alla propria esistenza solitaria.
In un giorno oscuro più della notte, il sole scomparve, dal cielo piovvero le lacrime di Armonia e la terra fu straziata dal suo gemito di dolore mentre i quattro Dei si manifestavano ai rispettivi figli e rivelavano loro il proprio destino. Fu così che i quattro lasciarono le terre che ne avevano visto i natali, ognuno allo scuro della presenza degli altri e si misero in cerca del perduto ciondolo, certi che la morte non li avrebbe presi mai, consci che da quel giorno sarebbero stati occhi e braccia dei loro padri.
Soltanto un piccolo neo minava la completa gioia della divina famiglia: il fatto che Fuoco non riuscisse ad integrarsi agli altri fratelli. Il suo carattere ribelle lo portava a continue liti, alimentate dalla voglia dell’ultimo genito di primeggiare sugli altri, ma non riuscendovi passava le proprie giornate in solitudine, in luoghi nascosti dal resto della famiglia. Trovava stupido giocare con i mortali, sapeva che con un solo gesto avrebbe potuto disperdere l’energia vitale di tutti loro, perciò non era mai stato colto dalla voglia di creare degli esseri propri, come avevano fatto gli altri. Continuò a vivere isolato e combattutto per lungo tempo, fin quando si rese conto che quei luoghi non potevano dargli alcuna gioia. Ripensava continuamente al peregrinare del padre fino a raggiungere i luoghi ove ora dimoravano e fu così che un giorno prese la decisione che gli avrebbe cambiato la vita: annunciò ai propri genitori di voler seguire le orme del padre, andando ad esplorare il resto dell’universo. I due Dei non furono felici delle parole del figlio, soprattutto perchè l’Infinito non era più quello di prima.
Occorre, a questo proposito dire che non tutti gli Elfi, i Nani e gli Hobbit che venivano generati erano buoni e pacifici, alcuni di loro nascevano feroci e spietati, altri carichi di odio, altri ancora desiderosi di governare i propri simili, e da quando Asel aveva dato loro il potere di generarsi per conto proprio erano nate nuove strane razze, dovute ad unioni incrociate fra la quattro inziali e di seguito alle nuove generate, ed il seme della malavagità si era diffuso sempre di più fra i mortali, dando origine a gente feroce e senza scrupoli. E gli Dei facevano da giudici fra i mortali, disperdendo l’energia vitale di coloro che non erano degni, a loro avviso, di vivere nella grande comunità che gli Dei stessi avevano creato. Ma quando un individuo veniva privato prematuramente della propria energia, per qualche ragione sconosciuta agli esseri immortali, questa non tornava ai due Dei generatori di quell’individuo, come succedeva normalmente, bensì si disperdeva nel cosmo. Cosa identica avveniva quando un mortale uccideva un altro mortale.
Venne appurato dalle divinità, a seguito di attacchi subiti da parte di strani esseri mai visti prima, che l’energia non andasse perduta, ma si accumulasse in un altro posto dando vita appunto a queste strane creature, mortali anch’esse fortunatamente, ma temibili e pericolose per i compagni di gioco degli Dei. E quando uno di questi esseri veniva privato della propria energia vitale, quest’ultima si disperdeva nuovamente nel cosmo, dando probabilmente origine ad un altra di quelle strane creature. Inoltre nè Asel nè la sua consorte sapevano se esistessero bestie in grado di suggere l’energia vitale ad uno dei propri figli, perciò erano molto preoccupati per quello che avrebbe potuto incontrare il proprio figlio, che oltrettutto, data la sua difficoltà ad integrarsi con gli altri, avrebbe solo potuto peggiorare questo suo difetto abbandonando la famiglia e vagando in solitudine per il cosmo.
Ma Fuoco non intendeva setir ragioni, ed una triste mattina, quando il sole aveva appena iniziato ad illuminare l’Infinito, egli partì, senza avvertire nessuno e senza lasciare tracce di sè. E fu così che durante le proprie peregrinazioni, raggiunse i luoghi ove Oraldrane, la terza Dea nata dalla separazione dell’energia vitale, dimorava, ancora certa di essere l’unico essere immortale presente nell’universo.
Essa aveva sempre vissuto nello stesso luogo, bastando a se stessa, ritenendosi unica e sola padrona dell’Infinito e per tanto totalmente disinteressata all’idea di spostarsi dai luoghi ove s’era generata. Aveva anch’essa visto gli strani esseri creati dall’energia vitale dei mortali prematuramentre scomparsi, ma non avendo difficoltà a sconfiggerli non se ne curava e pensava fossero soltanto creature minori che abitavano l’Infinito.
La meraviglia, invece, coprì il suo viso quando davanti agli occhi si presentò un essere simile a lei e con lo stesso stupore sul volto. Si conobbero e si sedettero insieme raccontandosi il proprio sapere e le proprie esperienze e quando sentì il suo interlocutore che parlava di altri esseri immortali, di famiglia, di genitori e figli, una cocente curiosità la invase. Tutto ciò che lei aveva sempre ritenuto mutamenti naturali dell’Infinito, cioè, la comparsa del sole e delle stelle, della luna e di quegli strani esseri, avevano invece una spiegazione diversa: qualcuno li aveva generati. Non fu facile per lei comprendere immediatamente tutti i concetti che Fuoco le raccontava, ma di certo sentì dentro di sè l’amarezza di chi è stato privato ingiustamente di qualcosa di splendido. Nella mente cominciò a farsi strada il pensiero che se Asel avesse incontrato prima lei, invece della sua attuale consorte, tutte quelle cose meravigliose che si sentiva raccontare, avrebbero riempito il proprio mondo, e non quello di Senibeth.
La vita della divina famiglia scorreva pacifica e gioiosa, a parte qualche grattacapo che Fuoco dava ai familiari. E in questo periodo di gioia e prosperità i cinque nuovi nati rafforzavano la propria energia vitale divenendo sempre più potenti e simili al padre. Fu così che i quattro fratelli più diligenti, sentirono dentro di sè la necessità di popolare quel mondo così vuoto, creando dei piccoli compagni di gioco che potessero essere governati dai poteri degli dei, ma che nello stesso tempo fossero individui separati dai loro creatori e liberi di fare le prorpie scelte.
Fu così che Aria, Acqua e Terra scoprirono, che unendo i propri poteri con Armonia, si completavano vicendevolmente, avendo la possibilità di generare nuovi esseri. Affinate le proprie tecniche passarono all’azione e dall’unione dei poteri di Armonia con Aria nacquero gli Elfi, con Terra i Nani e con Acqua gli Hobbit. Questi esseri avevano vita temporanea, la propria energia vitale era molto instabile e tendeva a tornare ai due Dei creatori, in modo lento ma inesorabile. Questo processo non era uguale per tutti, ognuno quindi restava in vita più o meno a lungo di altri. Quello che però era interessante notare è che gli Elfi erano i più longevi, seguiti dai Nani e poi dagli Hobbit.
Asel e Senibeth approvarono ciò che videro, e si rallegrarono molto nel notare come i figli mettessero a frutto le proprie virtù. Fu così che decisero di creare il tempo, che avrebbe aiutato i nuovi nati a rendersi conto della durata della propria vita, sapendo anche se mancasse molto o poco al riunirsi con i due dei generatori. Crearono il giorno e la notte, i due principali punti di riferimento per calcolare il tempo e decisero che il primo sarebbe stato luminoso esattamente come l’energia vitale, mentre la seconda buia e cupa, in modo da distinguerli nettamente. Crearono una grande sfera di energia, detta Sole, che serviva proprio ad illuminare il giorno, mentre alla notte donarono una sfera più piccola, chiamata Luna, in modo da permettere agli individui di vedere ugualmente e per rendere meno cupo il buio crearono le stelle, piccole scintille di energia che generandosi dalla luna brillavano nell’oscurità.
Infine, dopo aver decretato che il giorno era fatto perchè gli individui giocassero con gli dei e la notte invece era fatta per riposare, essendone il buio un fedele alleato, diedero ai nuovi individui i doni dell’amore e della prolificazione, che tanto avevano reso felici i due capostipiti.

All’inizio era l’Infinito, entro cui vagava, senza meta nè forma, soltanto l’energia vitale, unico abitante dell’universo. Non ci è dato sapere quando nè quale fu la ragione, ma successe che ad un certo momento l’energia vitale perse la propria stabilità, creando tre diversi punti di accumulazione, definiti dai saggi Poli. A poco a poco si separò equamente in tre parti dalle quali nacquero tre entità separate: Asel, Senibeth e Oraldrane.
I tre vivevano inconsapevoli dell’esistenza degli altri in completa gioia e padroni del proprio spazio, convinto ognuno di essere il solo abitante e signore del Cosmo.
Fu Asel, che per carettistiche fisiche e comportamentali somigliava molto a quelli che noi oggi definiamo individui maschili (mentre le altre due entità somigliavano ad individui femminili), a sentire la necessità di esplorare quel vasto mondo, spinto soprattutto dalla crescente curiosità di sapere se esistessero altri individui simili a lui.
Fu così che con il suo peregrinare, giunse ove Senibeth dimorava ed immediatamente i due ebbero la sensazione di non poter fare a meno dell’altro, e da quell’incontro nacque un’unione solida e duratura. Asel promise alla propria consorte di restare unito a lei per l’eternità, provando sensazioni sconosciute prima. A queste sensazioni fu dato dai due il nome di amore.
Da questa unione nacquero 5 nuove entità, una femminile e quattro maschili, anch’esse immortali come i genitori, i cui nomi furono: Armonia (la primogenita, unica donna della prole), Terra, Aria, Acqua e Fuoco.